Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio boom di persone che hanno scelto di mettersi in proprio, trasformando il sogno dell’indipendenza lavorativa in realtà concreta.

Questa tendenza è alimentata da diversi fattori: la crescente insoddisfazione per il lavoro dipendente tradizionale, la volontà di costruire qualcosa di personale e unico, e il desiderio di gestire in autonomia non solo gli orari, ma anche le modalità di lavoro.

In un mondo sempre più digitale e flessibile, la possibilità di lavorare da remoto, di raggiungere clienti in tutto il mondo attraverso internet e di creare un proprio brand rende questa scelta ancora più attraente.

Tuttavia, mettersi in proprio non è semplicemente una questione di libertà o di fuga dalla routine quotidiana: è una sfida che richiede solide competenze, una pianificazione attenta e una buona dose di determinazione e resilienza.

Dietro ogni storia di successo c’è un percorso fatto di scelte strategiche, gestione oculata delle risorse e capacità di affrontare incertezze e ostacoli.

In questo articolo abbiamo sintetizzato tutto ciò che bisogna sapere per avviare un’attività autonoma su basi solide.

L’obiettivo è quello di trasformare il desiderio di mettersi in proprio in un progetto realizzabile e sostenibile, capace di portarti non solo guadagni economici, ma anche soddisfazione personale e professionale.

Cos’è e cosa vuol dire mettersi in proprio

Mettersi in proprio significa avviare un’attività economica autonoma, assumendosi in prima persona il rischio d’impresa e la piena responsabilità delle decisioni organizzative, finanziarie e strategiche.

È una scelta professionale e personale che consente di lavorare senza vincoli di subordinazione, decidendo in autonomia tempi, modalità e obiettivi della propria attività.

Questo percorso rappresenta un’opportunità per chi desidera uscire dalla condizione di dipendente e diventare imprenditore, libero professionista o lavoratore autonomo, trasformando competenze, passioni e idee in un vero e proprio progetto imprenditoriale.

Chi decide di mettersi in proprio può scegliere tra diverse forme di attività economica.

  • Creare un’azienda: avviare un’impresa, individuale o societaria, in cui gestire prodotti, servizi, collaboratori e risorse, puntando alla crescita nel mercato di riferimento.
  • Aprire una partita IVA come freelance o consulente: offrire prestazioni professionali in modo autonomo a privati, aziende o enti, senza vincoli contrattuali di lavoro dipendente.
  • Avviare un’attività commerciale, artigianale o agricola: aprire negozi, laboratori, officine, aziende agricole o attività di somministrazione di alimenti e bevande.
  • Offrire servizi professionali: attività che richiedono competenze tecniche o titoli abilitanti, come avvocati, medici, architetti, psicologi, consulenti fiscali, coach o formatori.

Ogni forma di attività autonoma implica impegni specifici e una serie di obblighi fiscali, previdenziali e burocratici, che variano a seconda della natura dell’attività, del regime fiscale scelto e delle normative di settore.

È quindi fondamentale, prima di compiere questo passo, essere ben informati e preparati su:

  • Aspetti normativi e autorizzativi necessari per operare legalmente nel proprio settore.
  • Scelta della forma giuridica più adatta (impresa individuale, società di persone, società di capitali, associazione professionale, ecc.).
  • Regimi fiscali disponibili e opzioni contributive da adottare (ad esempio regime forfettario o ordinario, iscrizione alle casse previdenziali di categoria).
  • Pianificazione finanziaria e business plan per valutare costi, investimenti iniziali, potenzialità di mercato e sostenibilità economica.
  • Gestione amministrativa e contabile per organizzare correttamente le attività quotidiane, rispettare le scadenze e ottimizzare la gestione fiscale.

Mettersi in proprio non è solo un’alternativa lavorativa, ma un vero e proprio percorso imprenditoriale che richiede capacità organizzative, visione strategica, resilienza e capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.

Chi intraprende questa strada deve essere consapevole di affrontare anche momenti complessi e di dover prendere decisioni importanti che incidono direttamente sul futuro della propria attività.

Tuttavia, per chi è disposto a mettersi in gioco, rappresenta una straordinaria opportunità di crescita personale e professionale, di esprimere liberamente le proprie idee e di costruire un progetto su misura dei propri obiettivi e valori.

Perché mettersi in proprio: vantaggi e opportunità

Scegliere di mettersi in proprio rappresenta una decisione significativa, che va oltre il semplice cambio di status lavorativo.

È un percorso capace di offrire numerosi vantaggi personali, professionali ed economici, soprattutto per chi desidera dare forma alle proprie idee, avere un maggiore controllo sulla propria vita professionale e costruire un progetto fondato sui propri valori e obiettivi.

Vediamo nel dettaglio quali sono i principali vantaggi e le opportunità che questo percorso può offrire.

Autonomia gestionale e decisionale

Uno degli aspetti più apprezzati da chi sceglie di mettersi in proprio è la possibilità di decidere in totale autonomia orari, modalità di lavoro, strategie operative e obiettivi di business.

Non essere vincolati a direttive aziendali o a una gerarchia permette di:

  • gestire il proprio tempo in modo flessibile, conciliando meglio vita professionale e personale;
  • definire le proprie priorità operative e i progetti da seguire;
  • scegliere collaboratori, fornitori e partner più in linea con i propri valori e la propria visione;
  • personalizzare servizi, prodotti e modalità di erogazione in base al mercato e alle esigenze dei clienti.

Questa libertà comporta ovviamente una maggiore responsabilità, ma permette di vivere il lavoro come un progetto personale, più motivante e gratificante.

Crescita personale e professionale continua

Mettersi in proprio significa anche uscire dalla propria zona di comfort e affrontare sfide quotidiane che favoriscono una crescita personale e professionale costante.

Ogni giorno si impara a:

  • gestire situazioni nuove e complesse, spesso diverse da quelle vissute in ambito dipendente;
  • prendere decisioni rapide ed efficaci, talvolta in condizioni di incertezza;
  • sviluppare competenze trasversali come leadership, problem solving, negoziazione, gestione finanziaria, marketing e comunicazione;
  • costruire relazioni professionali più ampie e diversificate, collaborando con clienti, fornitori, partner e altri professionisti.

Questa evoluzione personale è una delle esperienze più appaganti per chi intraprende la strada dell’imprenditoria o della libera professione.

Possibilità di guadagni maggiori

A fronte dei rischi e delle responsabilità connesse alla gestione di un’attività autonoma, chi si mette in proprio ha la possibilità di ottenere margini di guadagno superiori rispetto a un tradizionale lavoro dipendente.

Il reddito di un’attività autonoma è strettamente legato:

  • alla capacità di attrarre clienti e generare valore,
  • alla gestione oculata dei costi e degli investimenti,
  • alla capacità di posizionarsi in modo competitivo nel mercato.

Inoltre, non essendoci un tetto massimo imposto da un contratto o da una posizione aziendale, i margini di crescita economica possono essere molto interessanti, soprattutto per chi riesce a consolidare il proprio business e a diversificare i canali di entrata.

Soddisfazione personale e realizzazione

Uno degli aspetti più motivanti nel mettersi in proprio è la soddisfazione di costruire qualcosa di proprio: un’idea, un brand, una rete di clienti, un prodotto o un servizio che porta il proprio nome o la propria firma.

Questo percorso permette di:

  • tradurre passioni e competenze in un progetto concreto;
  • sentirsi protagonisti delle proprie scelte e dei propri risultati;
  • vedere riconosciuto il proprio valore direttamente dal mercato;
  • vivere il lavoro con maggiore coinvolgimento emotivo e senso di appartenenza.

Costruire un’attività da zero è un’esperienza che lascia un segno profondo, non solo dal punto di vista economico, ma anche umano e professionale.

Nuove opportunità grazie al digitale e ai mercati emergenti

Il contesto attuale, fortemente influenzato dalla trasformazione digitale e dalle nuove modalità di lavoro, offre molte più opportunità rispetto al passato per chi desidera mettersi in proprio.

Settori come:

  • Consulenza professionale
  • Formazione e coaching
  • E-commerce
  • Servizi digitali (marketing online, sviluppo web, gestione social media, grafica, copywriting, ecc.)
  • Green economy e sostenibilità
  • Turismo esperienziale
  • Servizi alla persona

sono in forte espansione e offrono spazio a nuove iniziative imprenditoriali, anche con investimenti contenuti e modelli di business flessibili.

Inoltre, strumenti come il remote working, le piattaforme di collaborazione online, i marketplace digitali e i social network permettono oggi di raggiungere clienti in tutta Italia e all’estero, riducendo i costi di avvio e aumentando la scalabilità dei progetti.

Anche le forme di finanziamento alternative (come crowdfunding, microcredito, business angel e fondi europei) offrono nuove soluzioni di supporto economico per chi desidera avviare la propria attività.

Ovviamente per mettersi in proprio c’è bisogno di coraggio e di superare le “tipiche paure” di chi vuole iniziare un nuovo percorso di carriera e di vita.

Le principali paure di chi vuole mettersi in proprio

Per quanto il mettersi in proprio rappresenti un’opportunità affascinante e ricca di potenzialità, è altrettanto vero che questo passo viene spesso rallentato, o in certi casi bloccato, da una serie di paure e timori legittimi.

È perfettamente normale provarli: ogni imprenditore, anche il più affermato, ha dovuto affrontare dubbi, incertezze e ostacoli nei primi passi del proprio percorso.

La buona notizia è che riconoscere queste paure è il primo passo per superarle e trasformarle in punti di forza attraverso una corretta pianificazione, formazione e affiancamento professionale.

Vediamo nel dettaglio le paure più comuni di chi vuole mettersi in proprio e come affrontarle.

Paura di fallire

Forse il timore più diffuso tra chi sogna di avviare un’attività autonoma. Il fallimento è visto come una minaccia concreta, con conseguenze economiche, personali e sociali.

Questo timore nasce spesso da una percezione negativa e culturalmente radicata del fallimento, che invece, nel mondo imprenditoriale internazionale, è considerato parte integrante del processo di crescita.

Come affrontare la paura di fallire

  • Studiare casi di successo e insuccesso per comprendere che ogni impresa attraversa fasi difficili.
  • Predisporre un business plan solido, con una valutazione oggettiva dei rischi e un piano B per le criticità.
  • Imparare a considerare gli errori come occasioni di apprendimento e non come giudizi definitivi sul proprio valore personale o professionale.

Timore di non guadagnare abbastanza

Lasciare un posto fisso o una posizione stabile per avventurarsi in proprio porta con sé il timore di non riuscire a garantire entrate sufficienti, soprattutto nelle fasi iniziali.

È una paura razionale, legata alla mancanza di uno stipendio certo e alla dipendenza dai risultati commerciali dell’attività.

Come affrontare la paura di non guadagnare abbastanza

  • Definire con chiarezza i costi fissi mensili e il fatturato minimo necessario per coprirli.
  • Pianificare una gestione finanziaria prudente, creando un fondo di riserva per i primi mesi.
  • Diversificare le fonti di guadagno e costruire una rete di contatti e opportunità prima di lasciare il lavoro dipendente.

Ansia per la burocrazia

Un’altra barriera importante è la percezione che l’avvio di un’attività sia eccessivamente complicato dal punto di vista burocratico e fiscale.

Tra pratiche, adempimenti e autorizzazioni, il rischio è di sentirsi sopraffatti e di rimandare il momento della partenza.

Come affrontare le difficoltà burocratiche

  • Informarsi preventivamente su normative, requisiti, costi e adempimenti legati al settore in cui si desidera operare.
  • Affidarsi a un commercialista o consulente esperto nella fase di avvio per evitare errori e perdite di tempo.
  • Approfittare delle agevolazioni per le nuove imprese, dei regimi fiscali semplificati e dei bandi di finanziamento disponibili a livello regionale, nazionale ed europeo.

Dubbio di non avere abbastanza competenze

Un altro timore frequente riguarda la propria preparazione professionale: molte persone esitano a mettersi in proprio perché temono di non avere le competenze tecniche, gestionali o commerciali necessarie per gestire un’attività in autonomia.

Come affrontare la paura di non essere all’altezza

  • Analizzare le competenze richieste dal mercato e confrontarle con le proprie, individuando eventuali aree da rafforzare.
  • Investire in formazione mirata, corsi di aggiornamento, coaching e consulenze specifiche.
  • Costruire un network di professionisti e collaboratori che possano sopperire, almeno inizialmente, alle competenze mancanti.

Incertezza sui costi iniziali

Molti futuri imprenditori rimandano l’avvio della propria attività perché non conoscono con precisione i costi di avvio e temono che possano essere troppo elevati rispetto alle proprie disponibilità.

Come affrontare la paura di non avere abbastanza soldi per iniziare

  • Redigere un preventivo dettagliato dei costi di avvio (commercialista, apertura partita IVA, affitto, attrezzature, marketing, sito web, ecc.).
  • Valutare attentamente quali spese sono necessarie subito e quali possono essere rimandate.
  • Considerare le possibilità di avvio a basso costo o in modalità lean startup, sfruttando il digitale e le collaborazioni esterne.

Superare le paure con pianificazione e supporto

Per concludere il discorso su ciò che spaventa nel mettersi in proprio, è importante sapere che ogni impresa di successo è nata affrontando paure simili.

La differenza la fa chi è in grado di:

  • pianificare con metodo, partendo da dati concreti e obiettivi realistici;
  • conoscere a fondo il proprio mercato di riferimento;
  • dotarsi degli strumenti giusti per gestire gli aspetti fiscali, finanziari e organizzativi;
  • chiedere supporto a consulenti, commercialisti, business coach e specialisti di settore, in grado di guidare e affiancare nella fase di avvio e nella successiva gestione.

Riconoscere e gestire queste paure in modo consapevole significa trasformarle in leve strategiche per prepararsi meglio e ridurre i rischi.

Nessuna impresa nasce priva di ostacoli, ma chi sa affrontarli con metodo, competenza e supporto mirato, aumenta sensibilmente le proprie possibilità di successo.

Le qualità che servono per mettersi in proprio

Mettersi in proprio non significa soltanto avere una buona idea o disporre di un capitale da investire.

È un percorso che richiede competenze tecniche e gestionali, ma anche e soprattutto una serie di qualità personali e caratteristiche caratteriali che fanno la differenza tra chi riesce a costruire un’attività solida e chi, pur avendo potenzialità, rischia di fermarsi di fronte alle prime difficoltà.

Vediamo nel dettaglio quali sono le qualità fondamentali per chi decide di intraprendere questa strada.

Determinazione

La determinazione è la capacità di mantenere alta la motivazione e la concentrazione sugli obiettivi anche di fronte agli ostacoli, alle difficoltà e ai momenti di incertezza.

Chi si mette in proprio deve essere pronto a insistere e perseverare, perché il successo non arriva mai immediatamente.

Significa avere la forza di rialzarsi dopo un errore, di riprovare dopo un risultato insoddisfacente e di continuare a credere nel proprio progetto anche quando i risultati tardano ad arrivare.

La determinazione si costruisce fissando obiettivi chiari, celebrando i piccoli traguardi raggiunti e mantenendo sempre una visione di lungo periodo.

Capacità organizzativa

Un’attività autonoma richiede di saper gestire contemporaneamente diversi aspetti: clienti, fornitori, pratiche fiscali, pagamenti, produzione, marketing e amministrazione.

Chi si mette in proprio deve possedere una buona capacità di pianificazione e organizzazione, saper stabilire priorità, rispettare le scadenze e suddividere il proprio tempo in modo efficace.

Significa saper:

  • organizzare un’agenda giornaliera e settimanale funzionale,
  • pianificare obiettivi mensili e trimestrali,
  • controllare le spese e i flussi di cassa,
  • coordinare collaboratori e partner esterni.

Senza una solida organizzazione personale e professionale, anche le idee migliori rischiano di fallire.

Attitudine al problem solving

Quando si lavora in proprio, gli imprevisti sono all’ordine del giorno: un fornitore che ritarda, un cliente che disdice, un problema tecnico o una normativa che cambia.

La capacità di affrontare le difficoltà con lucidità, rapidità e creatività è essenziale.

Avere un’attitudine al problem solving significa:

  • non farsi bloccare dai problemi, ma cercare soluzioni praticabili e tempestive,
  • essere in grado di analizzare rapidamente le situazioni,
  • valutare alternative e decidere in tempi brevi,
  • imparare dagli errori per evitare che si ripetano.

Questa qualità si sviluppa con l’esperienza, ma anche attraverso una formazione mirata e l’affiancamento di mentor e consulenti.

Leadership

Anche se all’inizio si lavora spesso da soli, un imprenditore è sempre chiamato ad esercitare leadership, sia verso sé stesso che verso eventuali collaboratori, fornitori e clienti.

Leadership significa:

  • saper guidare le persone, trasmettere visione, motivare e coinvolgere,
  • prendere decisioni difficili quando serve, anche se impopolari,
  • essere esempio di impegno, correttezza e determinazione,
  • costruire relazioni professionali solide e affidabili.

Un leader è capace di ispirare fiducia, di gestire conflitti e di creare un ambiente di lavoro positivo e produttivo.

Flessibilità

Il mercato cambia, le esigenze dei clienti si evolvono e le tecnologie si aggiornano costantemente.

Un imprenditore deve possedere una forte capacità di adattamento, essere disponibile a rivedere strategie, servizi e prodotti in base ai cambiamenti esterni.

La flessibilità mentale e operativa consente di:

  • riconoscere rapidamente nuove opportunità,
  • modificare il modello di business se necessario,
  • gestire imprevisti e cambiamenti di programma senza blocchi,
  • sperimentare soluzioni innovative per migliorare l’efficienza e la competitività.

Chi è troppo rigido rischia di restare indietro, mentre chi sa adattarsi velocemente ha maggiori possibilità di successo.

Orientamento al risultato

In proprio non si lavora per il solo piacere di svolgere un’attività, ma per ottenere risultati concreti e misurabili: incremento di fatturato, ampliamento della clientela, miglioramento della marginalità, crescita del brand.

Avere un orientamento al risultato significa:

  • stabilire obiettivi chiari e realistici,
  • monitorare costantemente l’andamento dell’attività,
  • misurare le performance e analizzare i dati,
  • agire in modo proattivo per migliorare i risultati.

Chi riesce a mantenere il focus sugli obiettivi e sui numeri, prendendo decisioni basate su dati oggettivi e non solo su impressioni o emozioni, costruisce un’attività più solida e duratura.

Oltre a queste qualità personali, è indispensabile coltivare una mentalità di crescita e apprendimento continuo.

Il mondo del lavoro e dell’impresa evolve rapidamente, ed è fondamentale essere aggiornati, acquisire nuove competenze e confrontarsi con chi ha più esperienza.

Investire tempo e risorse in formazione manageriale, coaching, letture specialistiche e partecipazione a eventi di settore permette di migliorare le proprie competenze trasversali e di rafforzare le qualità personali necessarie per affrontare con successo la sfida del mettersi in proprio.

Come mettersi in proprio: gli step fondamentali

Avviare un’attività in proprio è un percorso che richiede preparazione, pianificazione e una buona dose di determinazione.

Procedere in modo organizzato, seguendo degli step ben precisi, permette di evitare errori costosi e di costruire una base solida per il futuro dell’impresa.

Vediamo insieme, punto per punto, quali sono i passaggi fondamentali da seguire per mettersi in proprio.

1. Individuare la propria idea di business

Tutto parte da un’idea chiara, realistica e sostenibile.

Non basta avere una passione o un’intuizione: serve trasformarla in un progetto concreto che risponda a una reale esigenza di mercato.

Per definire correttamente la propria idea di business, bisogna individuare i seguenti aspetti.

  • Il settore di attività: artigianato, consulenza, commercio online, servizi alla persona, food & beverage, tecnologia, formazione, ecc.
  • La tipologia di clienti: privati, aziende, professionisti, enti pubblici o una nicchia specifica (es. famiglie con bambini, sportivi, appassionati di cucina, ecc.).
  • Il problema che risolvi: ogni business di successo nasce dalla capacità di risolvere un problema o soddisfare un bisogno latente. Più è specifico e rilevante, più sarà semplice comunicare il valore della propria offerta.
  • Come differenziarti dalla concorrenza: analizza chi offre già prodotti o servizi simili e identifica cosa puoi fare meglio, in modo diverso o più efficace. La tua proposta di valore è ciò che renderà la tua attività riconoscibile e competitiva.

È molto utile dedicare tempo a ricerche di mercato, analizzando le tendenze di settore, i dati statistici, le abitudini dei potenziali clienti e il comportamento dei competitor.

2. Definire un business plan

Il business plan è il documento strategico che descrive in modo dettagliato:

  • gli obiettivi dell’attività, sia a breve che a medio-lungo termine;
  • il target di mercato a cui ci si rivolge, con una descrizione dettagliata delle sue caratteristiche e dei bisogni;
  • i prodotti/servizi offerti, illustrandone caratteristiche, benefici e modalità di fruizione o acquisto;
  • le strategie di vendita e marketing: come intendi promuoverti, quali canali utilizzerai, quali attività prevedi per attrarre e fidelizzare i clienti;
  • le previsioni economico-finanziarie, con indicazione dei costi di avvio, dei costi di gestione mensili, delle stime di fatturato e dei margini attesi;
  • gli investimenti necessari per partire: acquisto di attrezzature, software, costi pubblicitari, consulenze, affitti, ecc.

Redigere un business plan dettagliato ti aiuta a verificare la sostenibilità economica e finanziaria del progetto e a individuare i punti critici prima di avviare l’attività.

In più è anche indispensabile se desideri accedere a finanziamenti bancari o fondi agevolati.

3. Scegliere la forma giuridica

In base alla natura della tua attività, al livello di rischio e al capitale disponibile, devi scegliere la forma giuridica più adatta tra le seguenti.

  • Ditta individuale: soluzione più semplice ed economica, indicata per attività a basso rischio e gestite in autonomia.
  • Libero professionista con partita IVA: per chi offre servizi intellettuali o consulenziali (es. grafici, coach, consulenti, formatori, sviluppatori, ecc.).
  • Società di persone (SNC, SAS): più indicata se si avvia l’attività in due o più soci, con responsabilità patrimoniale anche personale.
  • Società di capitali (SRL, SRLS, SPA): offre una maggiore tutela patrimoniale e possibilità di crescere più strutturati. La SRLS è una versione semplificata della SRL, con costi di costituzione contenuti.

La scelta va fatta tenendo conto del regime fiscale, dei contributi previdenziali, della gestione contabile e del grado di responsabilità personale.

È fortemente consigliabile farsi affiancare da un consulente fiscale o da un commercialista esperto per valutare tutte le implicazioni.

4. Adempimenti burocratici e fiscali

Dopo aver scelto la forma giuridica, è necessario adempiere a una serie di pratiche:

  • apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate,
  • iscrizione alla Camera di Commercio (se prevista per il settore di attività),
  • registrazione all’INPS e INAIL, per la copertura previdenziale e assicurativa,
  • richiesta di eventuali autorizzazioni e licenze specifiche, come permessi sanitari, autorizzazioni ambientali, concessioni comunali,
  • apertura di un conto corrente aziendale separato da quello personale per una gestione contabile chiara e professionale.

Anche in questa fase è utile affidarsi a un commercialista o a un consulente abilitato per gestire correttamente ogni adempimento, evitando errori che potrebbero comportare sanzioni o blocchi dell’attività.

5. Definire il prezzo dei prodotti o servizi

Stabilire il prezzo di vendita è una decisione strategica che va oltre il semplice calcolo dei costi.

Ecco cosa occorre considerare in particolare.

  • Costi aziendali fissi (affitti, utenze, software, stipendi) e variabili (materie prime, spese di spedizione, provvigioni, pubblicità).
  • Margine di profitto desiderato, ovvero quanto vuoi guadagnare su ogni vendita.
  • Prezzi di mercato: analizza le tariffe dei competitor per capire a quale fascia di prezzo puoi posizionarti.
  • Percezione del valore da parte del cliente: il prezzo deve essere coerente con il valore percepito del prodotto/servizio, altrimenti rischia di risultare eccessivo o troppo basso.

È fondamentale studiare una pricing strategy che sia sostenibile per l’azienda, competitiva sul mercato e congruente con il posizionamento che vuoi trasmettere.

6. Organizzare la promozione dell’attività

Anche il miglior prodotto o servizio fatica a vendere senza una buona promozione.

Ecco le attività di marketing consigliate per chi si mette in proprio:

  • creare un sito web professionale con descrizione dei servizi, listino prezzi, contatti, blog e form di richiesta informazioni;
  • gestire i social media aziendali con contenuti coerenti, coinvolgenti e utili per il proprio target;
  • fare networking, partecipando a eventi, fiere e gruppi professionali per farsi conoscere e creare collaborazioni;
  • utilizzare il passaparola, incentivando i clienti soddisfatti a consigliare l’attività ad altri;
  • investire in pubblicità online e offline, scegliendo i canali più efficaci per il proprio mercato di riferimento (Google Ads, Facebook Ads, volantini, radio locali, ecc.).

La comunicazione deve essere coerente con i valori, il tono di voce e il posizionamento del brand, e differenziarsi da quella dei competitor per risultare riconoscibile e memorabile.

Quanto costa mettersi in proprio

Uno degli aspetti più delicati e spesso sottovalutati da chi decide di avviare un’attività in proprio riguarda i costi di partenza e di gestione.

Capire bene quali sono le spese da sostenere è fondamentale per pianificare con lucidità e garantire la sostenibilità economica del progetto, evitando di trovarsi senza liquidità nei primi mesi di attività.

I costi per mettersi in proprio possono variare anche sensibilmente in base a diversi fattori: il settore in cui si opera, la forma giuridica scelta, il tipo di attività (fisica o online), la necessità di un locale commerciale, l’assunzione di personale e le strategie di marketing che si intendono attuare.

Vediamo nel dettaglio le principali voci di spesa da considerare.

1. Apertura della partita IVA e iscrizione agli enti

Si parte da qui: aprire una partita IVA ha un costo contenuto se si opta per il regime forfettario, mentre può aumentare nel caso di società di capitali o di persone, poiché richiede più adempimenti e spese notarili.

A questi si aggiungono:

  • iscrizione alla Camera di Commercio (se prevista),
  • diritti camerali annuali,
  • iscrizione all’INPS e, in alcuni casi, INAIL,
  • eventuali diritti di concessione governativa e tasse di concessione per licenze o autorizzazioni.

Il costo complessivo può andare da poche centinaia di euro (per un freelance in regime forfettario) a qualche migliaio di euro (per una società con atto notarile).

2. Commercialista e consulenze professionali

Affidarsi a un commercialista è fortemente consigliato, sia per la fase di avvio che per la gestione fiscale e contabile continuativa.

Il costo varia in base alla complessità dell’attività:

  • per un freelance o una ditta individuale si parte da circa 500-800 euro all’anno,
  • per una società si può arrivare a 2.000-3.000 euro all’anno o più

Inoltre, potresti aver bisogno di altre consulenze:

  • consulenti legali, per contratti e privacy policy;
  • consulenti del lavoro, se assumi dipendenti;
  • consulenti di marketing, per la strategia di comunicazione.

3. Investimenti in strumenti, locali e attrezzature

Qui la forbice è ampia, perché dipende dalla natura del business.

  • Se lavori da casa e con strumenti digitali, potresti cavartela con l’acquisto di un computer, uno smartphone e software specifici.
  • Se apri un negozio fisico o un laboratorio, serviranno:
    • Affitto e deposito cauzionale
    • Ristrutturazione e arredamento
    • Attrezzature specifiche
    • Magazzino e forniture iniziali

È fondamentale fare un elenco dettagliato di tutto ciò che serve per partire e per i primi mesi di attività.

4. Sito web, branding e promozione

Avere una presenza online professionale è ormai imprescindibile.

I costi possono variare da poche centinaia di euro (per un sito vetrina semplice) a diverse migliaia per un sito e-commerce o una piattaforma avanzata.

A questi si aggiungono:

  • logo e immagine coordinata,
  • materiali promozionali (biglietti da visita, brochure),
  • spese per campagne pubblicitarie online (Google Ads, Facebook/Instagram Ads) e offline,
  • eventuale produzione di contenuti (foto, video, articoli, social media management).

5. Eventuali licenze, permessi e assicurazioni

Alcune attività richiedono licenze o autorizzazioni specifiche (sanitaria, ambientale, edilizia, comunale).

Anche in questo caso i costi variano in base alla tipologia di impresa e alla normativa locale.

Inoltre, è importante considerare il costo delle assicurazioni professionali (responsabilità civile, tutela legale, incendio, furto, ecc.), indispensabili per proteggere sé stessi e il proprio business.

6. Spese correnti e gestionali

Anche se spesso trascurate, le spese operative mensili incidono molto sulla cassa:

  • utenze (luce, gas, acqua, telefono, internet),
  • canoni software in abbonamento (gestionali, CRM, programmi di grafica),
  • eventuali spese bancarie per il conto corrente aziendale,
  • spese di spedizione e logistica (se vendi prodotti).

Questi che abbiamo visto sono i principali costi da considerare se stai pensando di metterti in proprio o di aprire una tua attività.

Ovviamente per una panoramica più dettagliata e personalizzata è meglio affidarsi ad esperti del settore.

Perché è fondamentale stimare bene i costi

Redigere un preventivo dettagliato dei costi di avvio e delle spese di gestione per almeno 12 mesi è indispensabile per:

  • calcolare il capitale minimo necessario per partire,
  • valutare se è il caso di cercare finanziamenti o soci,
  • stabilire il punto di pareggio (break-even point),
  • evitare crisi di liquidità nei primi mesi di attività,

Molti business falliscono non per mancanza di idee o di mercato, ma per una cattiva gestione finanziaria.

Per questo motivo, la stima dei costi deve essere il più accurata possibile e accompagnata da un business plan solido.

Errori da evitare quando ci si mette in proprio

Avviare un’attività autonoma è un’esperienza entusiasmante, ma anche complessa e ricca di insidie.

Molti neo imprenditori, presi dall’entusiasmo iniziale, commettono errori che possono compromettere la buona riuscita del progetto o rallentarne lo sviluppo.

Conoscerli in anticipo aiuta a prevenirli e ad affrontare il percorso imprenditoriale con maggiore consapevolezza e solidità.

Ecco gli errori più comuni da evitare.

Partire senza un piano

Molti iniziano senza definire un vero piano d’azione, convinti che basti avere una buona idea e tanta buona volontà.

In realtà, senza un business plan strutturato che delinei obiettivi, strategie, analisi dei costi e previsioni economiche, è facile perdersi tra le difficoltà operative o prendere decisioni impulsive.

Il rischio è di non sapere dove si sta andando né come reagire alle inevitabili sfide che ogni attività comporta.

Sottovalutare i costi

Una delle principali cause di chiusura nei primi anni di attività è proprio la cattiva gestione finanziaria e la scarsa consapevolezza dei costi, sia iniziali che ricorrenti.

Molti imprenditori trascurano spese importanti (come le tasse, i contributi previdenziali o le spese straordinarie) o sopravvalutano i ricavi attesi.

Non basta fare stime ottimistiche: è indispensabile considerare il peggiore degli scenari possibili e prepararsi a sostenere economicamente l’attività almeno per il primo anno, anche in caso di entrate inferiori al previsto.

Affidarsi solo a clienti amici e conoscenti

All’inizio è naturale ricevere i primi incarichi o vendite da parte di amici, parenti e conoscenti. Tuttavia, un business non può reggersi a lungo su una cerchia ristretta.

Limitarsi a questo significa non costruire un vero mercato, non allenarsi a vendere a sconosciuti e rischiare di vedere svanire rapidamente le entrate una volta esaurita la rete personale.

È fondamentale investire fin da subito in attività di marketing, networking e acquisizione clienti strutturata.

Non aggiornarsi sulle normative

Ogni attività è soggetta a regole fiscali, contributive, contrattuali e di sicurezza, spesso diverse in base al settore e al territorio.

Ignorarle o sottovalutarle può portare a sanzioni e complicazioni burocratiche.

Restare aggiornati sulle normative vigenti, sulle scadenze fiscali e sulle eventuali agevolazioni disponibili è un dovere imprenditoriale e una forma di tutela per il proprio business.

Non investire nella propria formazione

In un mercato sempre più competitivo e dinamico, chi non si aggiorna rimane indietro.

Spesso, chi apre un’attività tende a occuparsi solo di ciò che già conosce, trascurando di acquisire competenze fondamentali per gestire efficacemente un business: marketing digitale, negoziazione, gestione finanziaria, leadership, sviluppo personale.

Investire regolarmente in corsi, libri, eventi e coaching aiuta a migliorare le proprie capacità e a cogliere nuove opportunità.

In conclusione, evitare queste trappole comuni ti permetterà di costruire le basi di un business solido, sostenibile e in grado di crescere nel tempo.

Mettersi in proprio adottando l’approccio del Performance Management

Quando si decide di avviare un’attività autonoma, è naturale concentrarsi principalmente sugli aspetti operativi: trovare clienti, offrire i propri prodotti o servizi, gestire le incombenze burocratiche.

Tuttavia, ciò che davvero fa la differenza tra un’attività che sopravvive a fatica e un’impresa che cresce in modo sostenibile e profittevole è la capacità di gestire e migliorare le proprie performance nel tempo.

Ed è qui che entra in gioco il Performance Management, un approccio strategico alla gestione del business che consente di tenere sotto controllo i risultati, ottimizzare risorse e correggere rapidamente le deviazioni dagli obiettivi.

Perché il Performance Management è cruciale per chi si mette in proprio

Quando lavori in autonomia, ogni decisione ha un impatto diretto sui risultati e sulla sostenibilità economica della tua attività.

Senza strumenti di controllo e di pianificazione rischi di:

  • perdere di vista gli obiettivi iniziali,
  • investire male tempo e denaro,
  • non accorgerti in tempo di eventuali criticità operative o finanziarie,
  • non sfruttare al meglio le opportunità di crescita.

Il Performance Management ti aiuta a impostare una gestione professionale e consapevole della tua attività, anche se sei un libero professionista o un piccolo imprenditore.

I vantaggi del Performance Management per chi si mette in proprio

Adottare un sistema di Performance Management significa:

  • Definire obiettivi aziendali chiari, concreti e misurabili: ad esempio aumentare il fatturato mensile del 20%, acquisire 10 nuovi clienti in tre mesi, ridurre i tempi di consegna del 15%.
  • Monitorare costantemente i risultati attraverso KPI e indicatori di performance: non basta guardare quanto si incassa: serve analizzare il margine di profitto, i costi fissi e variabili, il tasso di fidelizzazione dei clienti, la produttività giornaliera.
  • Ottimizzare processi e risorse per lavorare meglio e ridurre gli sprechi: spesso chi lavora in proprio impiega tempo e risorse in attività a basso valore aggiunto. Il Performance Management ti aiuta a individuare cosa delegare, automatizzare o eliminare.
  • Correggere eventuali criticità in tempo reale, prima che diventino problemi gravi: se monitori i numeri e i dati con regolarità, puoi intervenire subito su vendite insufficienti, costi troppo alti o inefficienze operative.
  • Migliorare progressivamente produttività, redditività e qualità del servizio offerto: un’attività sana è quella che cresce nel tempo, migliora i propri standard, consolida i clienti acquisiti e trova nuove opportunità di mercato.

Gestire un business al meglio con il Performance Management

Chi si mette in proprio spesso commette l’errore di occuparsi solo di “fare” senza gestire.

Il Performance Management ti obbliga a fermarti periodicamente per:

  • analizzare i dati reali, non le impressioni,
  • rivedere gli obiettivi e pianificare nuove azioni,
  • gestire il tempo in modo strategico,
  • organizzare il lavoro dei collaboratori o dei fornitori,
  • gestire il rapporto con i clienti e misurarne la soddisfazione.

È un cambio di mentalità fondamentale per passare dal lavorare “nel business” al lavorare “sul business”, ossia gestire l’attività in modo consapevole e strategico, e non solo operativo.

Trasforma il tuo sogno imprenditoriale in realtà con il giusto supporto

Mettersi in proprio rappresenta una delle sfide più affascinanti e al contempo impegnative che un professionista o un imprenditore possa affrontare.

Questo percorso richiede non solo passione e motivazione, ma anche una solida preparazione, una visione chiara degli obiettivi e una determinazione costante nel superare gli ostacoli.

Senza una strategia ben definita e una gestione attenta, il rischio di incontrare difficoltà può aumentare notevolmente.

Per questo motivo, seguire un percorso strutturato diventa fondamentale.

Affidarsi a professionisti esperti e utilizzare strumenti di gestione efficaci come il Performance Management ti permette di trasformare un’idea in un’attività solida, efficiente e sostenibile nel tempo.

Non si tratta solo di avviare un’impresa, ma di costruire un progetto che possa crescere e adattarsi nel tempo, massimizzando risultati e riducendo i rischi.

Se stai pensando di metterti in proprio o se hai già avviato la tua attività ma senti il bisogno di migliorare la gestione, la pianificazione e il controllo delle performance, una consulenza può fare davvero la differenza.

Ti aiuterà a definire obiettivi chiari, monitorare i risultati in modo efficace e ottimizzare le risorse a disposizione, aumentando la produttività e la redditività del tuo business.

Non lasciare il futuro della tua impresa al caso.

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Mettiamo a tua disposizione competenze, esperienza e strumenti innovativi per accompagnarti passo dopo passo verso il successo.